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Ho questo mondo sotterraneo pieno di vita e agitazione ed io non so mai che farmene o dove metterlo.  Da qualche parte anni fa lo relativizzai in uno schema.

La riconsegna delle gomme usate

ferrugnonudo:

La riconsegna delle gomme usate si effettua a casa della tizia stronza, una donna famosa, attrice o forse cantante, che abita in una casa su una strada molto trafficata. Dalla strada c’è un cancello e subito dopo il cancello c’è un ponte, perchè la casa è separata dal resto del mondo da un…

VISIONI

Anch’io ho tantissime immagini nella testa. La numero uno sono gli sceicchi che sciano su una montagna innevata (Nevaio dei Balcani) con gli occhi colorati di trucco. La numero due sono gli infelici che bruciano materassi in riva al mare e alla fine si accalcano tutti quanti, numerosi quanti sono, verso il tramonto in controluce. La numero tre sono gli Umani fermi alla fermata dell’autobus che parlano, ma sono doppiati, e il doppiaggio prevede che la loro lingua siano versi animali, cinguettii etc. La numero quattro sono le donne inginocchiate che tingono porzioni enormi di pavimento bianco con lo smalto rosso. La numero cinque sono di nuovo gli Umani chiusi nudi come vermi dentro enormi teche di vetro piazzate in mezzo al bosco. Sulle teche, in corrispondenza della bocca degli Umani in piedi, nudi come vermi, dei piccoli fori per fare passare l’aria e amplificare il suono. Gli Umani parlano la loro lingua naturale al bosco. La numero sei sono le case pelose, ma di questo ho già detto sin troppe volte. La numero sette è il neonato cotto al forno e presentato come centro tavola tutto roseo, unto e fumante. La numero otto è la dirimpettaia che lava un bambino in un catino, come se fosse uno straccio. La numero nove sono di nuovo i ribelli che strappano i fiori in un recinto. I fiori sono animati e dicono loro delle cose. La numero dieci è la città popolosa e lineare fiancheggiata da sole vigne. La numero undici è lo spazio del mare vuotato della sua acqua e al suo posto milioni di cicale di mare deposte supine a chele incrociate oppure ancora l’invaso del mare senz’acqua, occupato da milioni di suore sedute a gambe incrociate che muovono quel loro copricapo caratteristico a cornetta ondeggiando con la testa di qua e di là.

ETC

Ho letto solo qualche riga dal libro preso a caso dalla libreria. Le righe dicevano che le prostitute d’Alessandria usavano sandali sulle cui suole erano incise le loro iniziali. Questo perchè la loro sigla camminando restasse impressa nel terreno e diventasse la loro pubblicità personale, il loro marchio. I clienti seguendone le tracce/impronte sapevano così dove e chi andare a cercare.

Poi è arrivato il solito collega pessimista e la lettura si è interrotta.

Volevo dirti che il mio rapporto con i libri è questo. Apro, resto folgorata da qualche passaggio, richiudo. Sono poco più di un avventore, come i clienti delle prostitute d’Alessandria.

Non sono una gran lettrice in effetti. 

Le nuove tendenze per la configurazione di città cosiddette intelligenti è il modello della città che ascolta, vedi questo link

Invece nei miei sogni è esattamente il contrario. Sono gli umani, i camminatori, che parlano alla città e al paesaggio, ciascuno nella propria lingua.

E’ la stessa cosa.

via fb

via fb

Abbastanza preoccupata raggiungeva la siepe oltre la quale c’è il resto del paesaggio e per un attimo confondeva il movimento delle canne con il suono dell’acqua che scorre. Cercava l’acqua, ancora più preoccupata, poi vedeva le canne ondeggiare dolcemente.

Osserva a lungo i tessuti, il panneggio delle stoffe, i colori, l’incrocio di ombre. Persino la sua pelle, le gambe non depilate, l’incuria nella quale si lascia precipitare durante le lunghe ore noiose e solitarie del week-end. 

Un sogno bello, due notti prima, di una scatola di vetro con vista panoramica sul mare.

foto n°1- mi piace quando la figlia dei vicini suona il pianoforte. Prepara l’esame di ammissione al Conservatorio. La musica del piano piace sia a me che a Venerdì.

foto n°2 - i vecchi proprietari hanno venduto casa, non ho ancora capito a chi. A volte le finestre sono aperte, ma non si vede mai nessuno, poi di nuovo chiuse.

foto n°3 - suppongo si tratti di una costruzione abusiva. Siamo in zona collinare e questo piccolo edificio è spuntato fuori come un fungo in poco tempo. Una sera si sentivano voci di ragazzi che urlavano, Siamo pieni di droga! Poi mai più nulla.

Una precisazione

Vorrei sottolineare che non sono un’adolescente e che riporto e descrivo la struttura dei miei sogni con un certo distacco e lucidità, spesso trattandoli come se fossero scampoli di racconti che intercetto per puro caso. L’esercizio della narrazione dei sogni che pratico ormai da più di un decennio, mi ha allenato a mantenere una posizione discretamente equilibrata tra quello che il sogno narra e la mia persona. L’identificazione totale non è poi così scontata. Per intenderci, se sogno di fare schifo non è detto che mi senta tale, nè che esistano o siano mai esistite situazioni reali che mi abbiano convinta a sentirmi più di tanto inadeguata, se non altro non più del “normale”. Tuttavia resta il fatto che certe sensazioni vissute durante il sogno siano interessanti da approfondire per le implicazioni e i legami più o meno fantasiosi che esse hanno, non tanto con la mia persona in quanto tale, ma piuttosto con determinati episodi che mi capitano o mi sono capitati.

Ringrazio comunque chi si è preoccupato per me, ma non ce n’è bisogno.

+

Che poi, il succo di questo sogno ricorrente è di rendermi conto che faccio schifo davvero, che non sto patendo alcuna ingiustizia, che c’è una ragione se sono un relitto umano e che gli altri fanno bene a schivarmi. Sono ottusa e meschina, una persona da evitare.

Di nuovo il sogno nel quale io sono una cessa e di nuovo la tipa che mi dice, Tu sei quella dei no assoluti e definitivi, e io che cerco in qualche modo di difendermi, di spiegare e convincere che sono cambiata e la tizia ancora, No, non sei cambiata affatto. Poi ancora, tutti i partecipanti al sogno sono belli, buoni e intelligenti, mentre io mi aggiro ai margini della società, cammino raso palazzi sui marciapiedi, praticamente come un topo di fogna, e finisco in un forno-pizzeria a comprarmi le sigarette. Vaffanculo cervello.