aitan:

lasimple:

“Para el habitante de Nueva York, Paris o Londres, la muerte es palabra que jamás se pronuncia porque quema los labios. El mexicano, en cambio, la frecuenta, la burla, la acaricia, duerme con ella, la festeja, es uno de sus juguetes favoritos y su amor más permanente. Cierto, en su actitud hay quizá tanto miedo como en la de los otros; mas al menos no se esconde ni la esconde; la contempla cara a cara con paciencia, desdén o ironía”.

Octavio Paz

Per l’abitante di New York, Parigi o Londra, la morte è una parola che non si deve mai pronunciare perché brucia le labbra. Il messicano, invece, la frequenta, la prende in giro, la accarezza, dorme con lei, la celebra, è uno dei suoi giocatoli preferiti e il suo amore più permanente. Vero, in questo atteggiamento c?è forse tanta paura come in quello degli altri, ma se non altro non si nasconde e non la nasconde; la guarda in faccia con pazienza, sdegno o ironia.

(Feliz día de los muertitos)

6 days ago
(via verderame)

(via verderame)

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Poi i grandi Centri Commerciali, che qualcuno vede come aberranti templi del consumismo (lo sono, ma mi si spieghi se è possibile pensare una società consumistico/liberista senza centri commerciali) e che io vedo come nuovi spazi urbani di relazione capaci di soppiantare il Centro in quanto a egemonia e attrattività, ma nessuno, dico nessuno, si preoccupa di dare norme progettuali per trasformarli in agorà periferiche.
via tash-blog
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Il contagio, di Walter Siti

Il contagio, di Walter Siti

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Utopia di Tommaso Moro

Utopia di Tommaso Moro

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VARANASI (video)

VARANASI (video)

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Paesaggio 6

Gli shuar sono un popolo che si sposta frequentemente per far rigenerare il territorio in cui vivono, e su cui hanno stabilito un certo controllo. Quando viaggiano, portano con sè le ossa dei morti e poi le risistemano nel luogo più importante della capanna. Passano il giorno cantando, qualunque cosa stiano facendo, poi, al tramonto, si riuniscono tutti vicino al fiume e gli anziani riassumono ciò che è accaduto nella giornata e raccontano le storie del passato: una maniera di mantenere viva la memoria collettiva, di difendere la loro identità e la loro esistenza. Noi non siamo molto diversi dagli shuar: abbiamo bisogno di storie per vivere.

L. Sepulveda, dal libro  “Anime di luoghi” di Lidia Decandia

6 days ago
W A S a L I E

W A S a L I E

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Tracciare una mappa vuol dire organizzare via via gli elementi più rilevanti fra quelli finora emersi, senza ingolfarsi di dettaglio inutile. In tale discernimento, sempre provvisorio, sempre aperto alla revisione, occorre una certa probità, che sembra davvero la merce più scarsa in circolazione.
via elio_c
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