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Mi piace leggere sugli autobus. Incontro questo tipo, sul bus, oggi stranamente allegro, che interrompe la mia lettura. Mi dice, Che fine hai fatto sei sparita! Non sono sparita semplicemente non ci siamo più incontrati. Io non ti ho più vista. Il fatto che tu non mi abbia più vista non significa che io sia sparita. Va bene, quando ti sposi? Non mi sono sposata fino ad ora, non mi sposerò mai. Ok scusa, ho toccato l’argomento sbagliato. Per me, non c’è alcun problema…non credo sia obbligatorio sposarsi. Io sono felice di essermi sposato. Buon per te, mi fa piacere. Pensa che appena sposati, mia moglie è rimasta incinta, nonostante non fosse giovanissima. Bene, mi fa piacere. Il Signore ha voluto così e io ne sono stato felicissimo. Bene, alla prossima.  

In uno dei miei sogni più inquietanti nuoto in una piazza del Duomo a Firenze trasformata in porzione di mare con un’angosciante quanto orribile testa di bronzo di Mussolini, affiorante a pelo d’acqua.

Bambini

Quando sento o leggo di storie di maltrattamenti sugli animali in famiglie con dei bambini mi affliggo sempre, oltre che per la storia incresciosa sugli animali, per quei poveri bambini, costretti a vivere in famiglie tanto scellerate. L’educazione agli animali oltre al rispetto per la natura e per l’ambiente, dunque per l’Altro, è qualcosa che si impara da piccoli. O mai più. 

Je hais les tours de Saint-Sulpice
Quand par hasard je les rencontre
Je pisse
Contre

Raoul Ponchon, 1848-1937
Poèmes de Paris, Parigramme, 2009


Odio le torri di Saint-Sulpice
Quando per caso le incontro
Ci piscio
Contro

via Buchi nella sabbia

Un chiarimento, che nella realtà non c’è mai stato, tra me e una vecchia amica. Il succo delle sue recriminazioni riguarda la mia possessivita’ nei suoi confronti, il fatto che le impedissi nuove amicizie. Le sue accuse mi offendono così tanto che nonostante sia passato molto tempo, sento l’esigenza di ribattere. Le faccio un lungo discorso dove le chiarisco il mio punto di vista, che evidentemente le è sempre sfuggito poi, me ne vado, non prima di averla salutata cordialmente.

Sono con F. che assiste basito a tutta la discussione. Quando veniamo via qualcuno ci porta davanti ad un orto sacro. Un recinto in mezzo al nulla di piante sacre.

Per un attimo, prima di arrivare in fondo all’ultima frase e leggere il nome dell’autrice, leggendo questa poesia trascritta su uno striscione bianco appeso al muro di un edificio, ho pensato che questo pensiero fosse opera di un’artista contemporanea e di correre dentro allo stabile della mostra per cercarla e abbracciarla, o semplicemente per conscerla e stringerle la mano. Poi ho letto “Frida Kahlo” e mi sono sentita come se precipitassi improvvisamente a terra cadendo da molto in alto.

Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo

ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo,

ci dev’essere qualcuna proprio come me,

che si sente bizzarra e difettosa

nello stesso modo in cui mi sento io.

Vorrei immaginarla,

e immaginare che lei debba essere là fuori

e che anche lei stia pensando a me.

Beh, spero che, se tu sei lì fuori

e dovessi leggere ciò,

tu sappia che sì, è vero,

sono qui

e sono strana proprio come te.

F R I D A K A H L O

La casa a cupola di cemento fatta costruire da Antonioni per far colpo su Monica Vitti. Queste parole all’incirca, ex e amanti vissero tutti insieme a poca distanza per qualche anno, poi se ne andarono tutti e la casa fu abbandonata. Adesso pare che si entri da una finestra rotta. Fanno impressione gli interni ancora arredati, i lampadari, i cuscini sulle sedie e sulle poltrone, la grande porta vetrata. La casa a guscio adesso è vuota, ma la sua pancia è ancora piena di oggetti. Dalle foto viste in rete immagino bene il tipo di luce, persino i profumi.

Le Lolite di trent’anni

Il mondo limitato ed egocentrico dei social network. Una potenziale bomba, nascosta da un mare di cuoricini e “perfettismi”. Fortunatamente ho smesso di preoccuparmi di cosa interpreta chi legge da quello che scrivo, poco o tanto che sia. Sinceramente non sono affari miei, nè posso giustificarmi con chicchessia per ogni buccia di banana che calpesto, come ebbe a dirmi, anni fa e per la stessa ragione, qualcuno molto più “navigato” di me. 

estemporanea

Le detesto. Le femmine con le unghie colorate. Lo smalto (colorato) è per chi non fa un cazzo, ad eccezione di attività puramente decorative. 

Trovo una grande “consolazione” in quelle che credo essere le affinità. Sono così desiderosa di sentirmi “affine” a qualcuno, forse per l’illusione, così facendo, di spartire il peso di un’inadeguatezza che sento da sempre addosso come un macigno, che spesso la cosa mi ha resa estremamente vulnerabile. E’ il mio bisogno innato dell’altro, una necessità che mai imparerò a gestire. L’esilio forzato al quale mi sono costretta da anni, a causa delle situazioni dovute alle mie “selezioni”, spesso screanzate, ne è una diretta conseguenza.

Sono ossessionata anche dalle “ultime volte”. L’ultima volta nella vita di un edificio gigantesco sede dell’ex banca d’Italia.