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sinkling:

untitled by hey van on Flickr.

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blue-voids:

Isabel Bigelow - Snow and Shadows, 2014

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Isabel Bigelow - Snow and Shadows, 2014

Devo stare più attenta ai miei sbalzi d’umore, a come mi rivolgo a mia madre. Non va bene. Sono molte le cose che non mi stanno bene, ma questo non è detto interessi a qualcuno al di fuori di me. Mi perseguita l’idea della finzione, di ciò che non è vero, di ciò che naturalmente si amplifica pur di stare al centro di qualcosa. Ne avverto i segnali nei mezzi sorrisi, nelle ostentate felicità, nelle parole scritte che scorrono agevolmente, nei pensieri senza un inciampo, persino negli innocenti autoritratti che mi scorrono sotto gli occhi, che non significano più nulla peraltro, nemmeno per chi se li fa. Mi sembra di vivere sotto vetro, mi sembra che stiamo tutti sotto una pressione paurosa che non si capisce da cosa si origini. Questo gigantesco coro in farsetto che mi strepita nelle orecchie, le voci stridule dei ragazzini che rimbalzano contro i muri come i palloni da calcio. Ho bisogno di verità (come suona retorica questa cosa che ho appena scritto), ma cosa significa?.

Libri abbandonati

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Ci sono libri che per qualche oscura ragione, pur piacendomi, non riesco a leggere. Infanzia è uno di questi. L’avrò iniziato e poi abbandonato almeno una decina di volte. E’ un libro che spesso dentro casa sparisce, seppellito sotto una montagna di altri libri che nonostante mi piacciano molto meno, prendono il suo posto. Ad esempio adesso, dove sarà finito di nuovo?

http://bestiario.tumblr.com/post/100230932172/io-non-le-ho-mai-conosciute-tutte-queste-persone

bestiario:

Io non le ho mai conosciute tutte queste persone con relazioni sostituite dal rapporto stretto con animali. Casomai ho conosciuto persone sole, perfettamente capaci, comunque, di non scambiare un cane per un marito o un figlio. Il rapporto con gli animali è tutto nella specificità del carattere e…

A persodivista, brevemente

Proprio ieri, a pranzo dai miei mio padre mi chiede, Ma tu e  Francesco, quand’è che vivrete insieme? Gli rispondo che la nostra storia e il nostro modo di viverla deve stare bene innanzitutto a noi e se a noi sta bene così non vedo dove sia il problema. Ovviamente non ha replicato, ma è sempre più diffusa, nonostante i modelli di famiglia siano tanto diversificati, l’idea di una famiglia blindata e conservatrice (verso la quale io non ho nulla in contrario, per carità) che pretende di proporsi come modello per tutte le altre. Insomma, il mio dispiacere aumenta, soprattutto quando ad esprimersi in tal senso sono persone giovani apparentemente incapaci di discostarsi un minimo dalle proprie opinioni che sono più che altro pregiudizi verso antiquati cliches.

E’ proprio sconfortante leggere certi post su tumblr. Davvero verrebbe voglia di chiudere per sempre, soprattutto quando sotto a certe banalità, si contano tanti “consensi”. Ancora il primitivo dualismo tra persone con figli e persone con animali, come se le due situazioni fossero intercambiabili o peggio ancora, due categorie assolute che spesso si fronteggiano con il solo scopo per l’una di sminuire l’altra. Esseri umani con figli versus esseri umani con gatti. Desolante, non solo per l’incomprensibile accostamento bambini/animali, ma anche e soprattutto perchè (e questo, a dire il vero, è ciò che più spesso sento uscire dalla bocca di certi illuminati genitori) nessuno tiene in conto l’eventualità in cui, pur potendo, una famiglia (o anche no) scelga di essere tale senza fiigli e senza sentire la necessità di trasformare il proprio amato animale in un orribile surrogato. Di una cosa però sono abbastanza sicura: le responsabilità educative di un genitore sono senz’altro maggiori di quelle di chi vive con un animale e determinate opinioni denotano una struttura mentale eccessivamente semplificata che è possibile non aiuti i bambini a comprendere la complessità dell’universo di cui fanno parte. 

Se non avessimo litigato a questo concorso vorrei partecipare insieme a te. Sono sicura che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di molto, molto, interessante.

La casa della Elmi. La pistola.

Una Maria Giovanna Elmi avvolta in abiti di stracci osserva fuori dalla veranda della sua casa sul fiume. Le chiedo, Maria Giovanna, cosa fai tutta così coperta che fa un caldo asfissiante? La veranda della Elmi è un abuso, costruito a sbalzo dell’abitazione legittima a pochi metri di altezza sul fiume. Mi avvicino e anch’io adesso guardo fuori mentre Maria Giovanna prosegue, Guarda, sta nevicando, ecco perchè ho freddo. In effetti è vero, è il primo pomeriggio e guardiamo fuori mentre nevica. Il fiume nel frattempo è quasi in piena. Mi chiedo come si possa vivere tranquillamente in un’abitazione così pericolosa. Mi affretto ad allontanarmi dalla veranda e a rientrare nella casa vera e propria.

Dopo o prima, sono in strada, seduta in macchina. La macchina è parcheggiata davanti ad un portone. Ad un tratto esce un signore anziano molto elegante. Esce e sbatte la porta, mi guarda un attimo poi si volta di nuovo verso la porta, si infila una mano in tasca e tira fuori una pistola. Spara diversi colpi contro il portone chiuso, uno, due, tre, quattro. Io li conto, l’uomo si gira ancora, mi guarda di nuovo. Prima che possa fare qualsiasi cosa apre lo sportello della macchina e velocemente getta la pistola a terra, proprio davanti ai miei piedi. Adesso ho questa pistola con me che so per certo avere ucciso qualcuno. 

Per G.B. e altri pensieri

Da qualche settimana ho dato una specie di mia parola di scrivere una lettera su certi miei pensieri relativi all’idea che ho o dovrei avere di paesaggio. O qualcosa del genere, adesso non ricordo più. Vorrei dire qui sopra a colui che mi ha posto il quesito, nel caso dovesse leggere, che non ho di che rispondere. Ci ho riflettuto, se passi e leggi sai che queste parole sono per te, ma non ho di che risponderti, mi dispiace. Non che non mi sia interrogata, l’ho fatto e molto, ma non sono riuscita a trovare una risposta soddisfacente e mi sento difettata per questo, ma al momento più di questo non so che dire. Davvero, carissimo G. (così mi hai detto di chiamarti), non so come risponderti.

Tuttavia questa mattina, mentre scorrevo velocemente la dashboard dei miei siti preferiti, pensavo che della “bellezza” non ne posso più. Credo che mai, come in questi ultimi anni, si sia parlato tanto di bellezza. Eppure è strano, dovremmo essere tutti degli esperti, ma nessuno suppongo sia in grado di dare una definizione univoca di bellezza. E allora, sempre mentre la grande raffinatezza di certe immagini come ogni giorno mi sopraffaceva io pensavo questo, che palle, che cosa noiosa, e chiudere e dedicarmi ad altro è stata l’unica cosa interessante fatta dagli inizi della giornata fino ad adesso. Ci sono immagini esteticamente perfette che (mi) rimandano ad una sensazione di monotona e vuota ripetitività, come un discorso blaterato all’infinito da un automa. Più che altro mi vengono in mente le numerose applicazioni sui telefonini o anche i programmini di grafica con i quali tutti più o meno smanettiamo, convinti di usarli nel modo corretto. Il paesaggio che ne viene fuori è di una desolazione unica e la desolazione consiste nel fatto che questa bellezza è pretestuosa e sconfina facilmente nel dominio dell”estetica più insulsa e imbarazzante. Insulsa perchè priva di qualsiasi tipo di sostanza, sono semplicemente immagini gratuite che scorrono perlopiù prive di qualsiasi tipo di riferimento, etico, culturale etc. Ne sono una grande produttrice anch’io (non che questo possa essere considerato un’attenuante), contribuisco e ho contribuito parecchio anch’io, basta scorrere questo spazio e se ne troveranno le prove ovunque. Ma ne hanno detto, anche di questo, già in tanti e molto meglio di quello che potrei fare io. Forse serve solo chiudere gli occhi per un po’ e riflettere. Con un clic.

architectureofdoom:

hanneskoelblinger:

residential

Gallaratese Housing II, Milan, Aldo Rossi + Carlo Aymonino, 1967-1972.
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Condominio Monte Amaiata

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