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A proposito dei “sodalizi artistici” spesso l’errore è stato volerli trasformare in altro, così ho perso l’altro e il sodalizio. Con M. ad esempio c’era una buona intesa. Non mi vergognavo a parlare delle mie fantasie con lui esattamente come è stato a suo tempo con C. e poi con C. di nuovo, molti anni dopo. Con la seconda C. ogni tanto ci sentiamo ancora, ma vive lontana e ha qualcosa come 57 figli, ovvero non ha tempo. Era bello fantasticare con loro, ma in qualche modo li ho perduti tutti. Mi mancano, a metterci insieme tutti quanti faremmo grandi cose. Forse.

Diario +

Dalla grande terrazza di casa di mia nonna si vedeva la pineta poco distante. Spesso in pineta si svolgevano importanti concerti. Ricordo bene quello di Vasco Rossi o quello dei Dire Straits. Io ero troppo piccola per entrambi, ma la musica arrivava fin dentro casa e mi piaceva stare sul terrazzo a guardare, anche se si vedeva ben poco.

Nel Sogno, sempre in quella famosa pineta, c’è il concerto di una cantante famosa la cui musica mi raggiunge ovunque anche se non vorrei sentirla.

risingobjects:

Alice Waese.

Dai tempi della scuola mi porto dietro l’idea che, almeno nel mio caso, da sola non rendo un cazzo. Per quanto buone siano certe intuizioni, ho sempre bisogno dell’Altro, per verificarne il peso, la fattibilità, l’originalità. Da sola giro a vuoto, mi avvito, precipito. 

autoconclusivo:

quod me nutrit me destruit

autoconclusivo:

quod me nutrit me destruit

"Ero prostrato, depresso, abbattuto. La solitudine del viaggiatore di lungo corso. Per curarla, guardarsi attorno è la medicina più adatta. Gli abeti rimpicciolivano man mano che si avvicinava il deserto e le colline si coprivano di artemisia, lupini e sterpaglia. Arrivai a un improvviso squarcio che si apriva nel pianoro lasciando intravedere giù in basso la striscia azzurrina del Klickitat River da un ghiacciaio dell’Adams."

WILLIAM LEAST-HEAT MOON - Strade blu

la ragazza di Milano

Vorrei partecipare alla campagna di promozione del film, La ragazza di Milano, ma le mie autocandidature vengono tutte respinte. Il film è la storia vera che si svolge in tempo reale di questa tizia, ragazza dell’Est, che vive sotto scacco del suo aguzzino, perennemente rinchiusa in un grande casa. La ragazza sta lì dentro, sempre in mutande, rannicchiata sul letto. Noi sappiamo tutto ma non facciamo niente, io mi sento in colpa, ma fondamentalmente il mio unico pensiero è come riuscire a partecipare alla realizzazione della locandina del film.

La locandina del film è impostata su una griglia piuttosto fitta nella quale sono incasellate immagini a caso, tutte fotografie di oggetti d’uso comune, tipo forbici, coltelli etc, fotografate su uno sfondo monocromo grigio. I grigi sono tutti leggermente diversi tra di loro, grigio più chiaro, grigio più scuro e il resto dello spazio tra le maglie della griglia è rosso. Cosa c’entrano queste immagini con il film? Da qualche parte, a un certo punto, penso che la scelta di questi oggetti non sia poi tanto casuale, ad esempio le chiavi di casa o il letto o le mutande o le forbici e il coltello e dunque il sangue, tutti strumenti che procurano sofferenza alla ragazza, tutti gli strumenti di tortura, oltre alla reclusione forzata.

Sono uscita nella grande aia della Masseria. Erano le due e trenta del mattino. Un mal di gola molto forte mi impediva di dormire. Il silenzio era assoluto, tutto era fermo. La sensazione era la stessa di quando da piccola stavo male e di notte guardavo gli oggetti nella stanza. Le cose che di giorno usavo con noncuranza, di notte, in assenza di tutto, diventavano pesanti, niente affatto scontate. Così lo spazio del cortile, un buco temporale nel flusso delle ore. Ad un certo punto il verso di un uccello notturno, lo sbattere delle ali mentre in volo tagliava in diagonale lo spazio dell’aia, appena sopra la mia testa.

So che dovrei smettere di sentire insofferenza per tutte le persone che non mi piacciono, ma ne esistono di infinite tipologie. Ultimamente mi capita di riflettere su quelli che non rispondono mai a numeri telefonici che non conoscono e su quelli con la fobia degli animali. Conosco questa tizia che se per caso vede un animale, piccolo o grande che sia, viene colta da attacco di panico. Immagino il panico dell’animale a vedere lei e la sua sterminata pochezza. Inezie così, insomma.

Guarda caso una mia amica di fb pubblica sulla propria pagina la foto di un paio di scarpe col tacco trovate abbandonate stanotte per strada.

Non ho alcuna voglia di descrivere il sogno di stanotte, solo le immagini.

Amputo le zampe anteriori a un setter inglese malato, è l’unico modo per salvarlo. Metto le zampe in un sacchetto.

Perdo una scarpa mettendo il piede in qualcosa di soffice che calpesto attraversando la stanza di una casa non mia completamente al buio. Nonostante le ricerche, non troverò mai più la mia scarpa.

Percorro la strada di un paese straniero insieme alla mia collega. A bordo strada c’è una specie di guard rail fitto di aculei. Poco più avanti intravedo strisciare un grosso serpente giallo. Scappiamo. Io mi rifugio dentro casa di qualcuno, apparentemete abitata, anche se non vedo nessuno. Dopo parecchio che cerco aiuto, entra in casa un tipo con una grossa valigia. Quando la apre ne esce una donna sottovuoto. Una specie di bambola gonfiabile che si gonfia con la semplice apertura della valigia.

Dal lato opposto della strada guardo le finestre del palazzo di fronte. Sono tutte quante chiuse, le luci accese, pochissime macchina in giro. Fa freddo e io sono stanchissima.

scivoloni

E poi ci sono gli uomini maleducati, quelli che se poco poco li metti in discussione tirano fuori il peggio del peggio. Categoria detestabile l’uomo primadonna.
Gli esemplari migliori si annidano sulla mia pagina fb alla voce scrittori/artisti di nicchia di pseudo successo.

Non c’è nessuna vittoria nel non sapere stare con gli altri. Di me vorrei che si dicesse che so stare ovunque e con chiunque. Ho un’ammirazione particolare per le persone di carattere che sanno essere così. Sono speciali.