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Il 17 marzo 1974, all’età di 73 anni, Louis Kahn morì stroncato da un infarto nella toilette degli uomini alla Pennsylvania Station di New York, di ritorno da un viaggio di lavoro. Per tre giorni non poté essere identificato poiché aveva con sé soltanto il passaporto, nel quale però aveva cancellato l’indirizzo.
http://architectureartplus.blogspot.it/2013/08/louis-kahn-monumentalita-e-spiritualita.html

Sono un gran bel pezzo di figliola, non c’è che dire. Cammino nella città di notte sui tacchi alti, il mio vestito è nero e corto, il mio taglio di capelli a carrè, la mia borsetta tenuta in mano stringendola dai manici molto lunghi. Sono consapevole del fascino del mio corpo e dell’impressione che fa sugli altri, tuttavia sto cercando di capire come risolvere la situazione che si è appena creata, ma senza particolari premure, tranquilla. In effetti ho guidato la macchina ad una velocità scellerata, prendendo le curve molto strette e urtando con le ruote i cordoli del marciapiede. In uno di questi passaggi, due ruote della macchina sono saltate via, finendo al centro della carreggiata. Accosto e scendo per recuperarle, ma alla fine mi stanco, divago e faccio altro. Nel cortile di un palazzo, sembrerebbe un campo da calcio riadattato ad altro, è in corso una festa. Ai tavoli c’è seduta gente che non conosco che mangia e beve da piatti e bicchieri di plastica. Io passo tra di loro chiedendo a tutti una sigaretta. C’è anche M. con i capelli tinti malamente di biondo. E’ lì per me, mi guarda quando io non guardo. C’è anche Berlusconi seduto da qualche parte, ragion per cui a un certo punto scoppia un tafferuglio. Mentre dico a M. di smettere di fare qualcosa, desidero soltanto che continui. 

Non si può dire che io scriva, annoto delle frasi, brevi pensieri. Prima in televisione c’era Allevi. Diceva che molti di quelli che lo criticano vantano nemmeno la metà dei suoi titoli accademici e poi subito dopo, Martina Colombari che diceva di avere cominciato a farsi autoscatti in tempi in cui i selfies non esistevano ancora. L’altro giorno ho pensato che a volte capita di vedere qualcosa una prima volta e da lì rivederla spessissimo, come il dagherrotipo di Balzac con quella mano sul petto, l’aspetto imbolsito e l’aria di uno che sia uscito miracolosamente integro da un tafferuglio amoroso. La luce della sera entra nella casa completamente buia come un mantello pesante color indaco. Mi piace starci in mezzo, completamente abbandonata, prima di decidermi di fare qualcosa. E’ orribile che io abbia preso a scrivere in questo modo, è orribile davvero, ma sono troppo stanca per altro.

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Il fine settimana spesso lo trascorro nell’attesa e con la promessa di fare qualcosa che mi piaccia, tipo leggere o disegnare la planimetria di  alcuni sogni che ho in testa da secoli, ma sono tutte cose che non faccio mai. 

L’ultimo piano di un bellissimo palazzo ha i solai difettati. Seguono il movimento delle persone che ci camminano. E’ una specialità dell’ultimo piano.

C’è un vassoio pieno di stuzzichini dolci e salati tutto per me, su di un piccolo tavolo tondo apparecchiato in riva al mare. Tutto mi aspetta, ma io non ho fame. Guardo le tartine, provo ad assaggiarne una, ma non posso mangiare.

Quando nessuno ti interessa automaticamente non sei interessante.

Mi rifletto nelle pozzanghere fangose davanti al cancello di una casa abbandonata. Dico una cosa del tipo, Tenerle chiuse, queste bellissime proprietà, è escludere a monte che possa succedere qualcosa. Subito dopo, in un bel bar di New York, Franco Franchi si specchia e gioca a fare il mimo riflettendosi in uno specchio parzialmente coperto da strisce adesive rosse. Il pavimento è di marmo verde e i tavolini sono di cristallo. Franco Franchi gioca ad incastrare la sua faccia negli spazi di specchio lasciati libere dalle strisce rosse.

La prima notte che dormo per intero da mesi e mesi.

I miei colleghi che smalignano sul pessimo gusto dell’Ingegnere due piani di sotto e sul discutibile arredamento scelto per il proprio ufficio. Il gusto per l’attacco personale toutcourt insulso e scriteriato, la passione per il pettegolezzo sul vicino più prossimo, la chiacchiera che non osa andare oltre il proprio isolato, quel miscuglio di saccenza e presunzione. Tutte ragioni valide per rendere la mia permanenza in studio ancora più faticosa.

Mentre piove

ferrugnonudo:

Il potere taumaturgico del disegno&rilievo, che sprofonda nei recessi oscuri dove tutto ha lo stesso andamento e profumo:costante, indolore e le ore passano.

Stato d’Animo
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