Maggio 18, 2013
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Il Sogno di questa notte

Maggio 18, 2013
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Maggio 18, 2013
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Quando vivevo a Firenze in un palazzo decadente con le finestre della mia camera su altre finestre e sognavo spesso il solito fatto. Una donna che affacciata alla finestra di fronte lavava un bambino neonato dentro un catino come se fosse uno straccio, un panno qualsiasi. Era una donna tedesca, il neonato-straccio, suo figlio. Avevo un rapporto contorto con le finestre del palazzo di fronte.

Maggio 15, 2013
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La macchina di Goldberg

C’era un congegno… una macchina di Goldberg (non so cosa sia ma nel sogno la chiamavano così). Per provarla (era un’esperienza da fare passandoci attraverso) avevi bisogno di due tipi di scarpe. Le scarpe le compravi in un negozio in fondo alla strada. Per andarle a prendere mandavo un tipo, un cinese, un essere che trovavo ripugnante. La macchina era una cosa sproporzionata per la stanza in cui era collocata. La stanza era un piccolo teatro, una stanza adibita al ridotto di un teatro. La macchina aveva due cancelli che ti leggevano dentro, ci dovevi passare attraverso trattenendo qualcosa, adesso, da sveglia, direi che si trattasse di un’emozione in ogni caso, qualsiasi cosa fosse, restavo delusa. Pensavo, Invece di tutto questo casino, scelta delle scarpe comprese, era meglio andarsi a fare un giro…

Maggio 13, 2013
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Maggio 10, 2013
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CASA-CORRIDOIO MUTANTE IN “MONTAGNA DI FANGO
Maggio 5, 2013
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Di nuovo abusivamente o quasi, entro in casa della mia collega. O meglio, lei mi dà le chiavi di casa sua per poter usufruire del cesso e io ne approfitto dilungandomi e schiacciando un pisolo sul suo letto fresco di bucato fresco. La casa funziona che ha un portone direttamente su strada, entri e c’è una scala che poi scoprirò essere scala condominiale. La sua casa è al piano di sopra, ma non ci sono porte, sali al primo piano e lì inizia casa sua. La sua casa è tale e quale a quella di mia nonna, ecco perchè oggi mi torna in mente sempre.

Maggio 5, 2013
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Di nuovo un sogno di gatti. Malconci, in pericolo, animali da salvare. Sono in facoltà, la mia vecchia facoltà. Sono con compagne di studi. Dentro, mentre salgo le scale, vedo attraverso una finestra, nello spazio tra il vetro e la grata, mamma gatta e tanti gattini. QUlcuno li tiene prigionieri lì. La finestra dà su un tetto, non si capisce come faranno a spravvivere. Ancora l’indifferenza generale. Un bidello, siede indifferente e assiste alla scena di me che impreco, bestemmio, odio gli esseri umani. Vado da lui e lo affronto. Gli dico che è un essere indegno, persino di fare il bidello dentro un’università. Lui si alza in piedi, il mio corpo è scosso dall’odio. Gli dico che si meriterebbe soltanto di pulire la merda nei cessi, a vita. Senza mai uscire. Questi gatti in trappola, condannati a morte da un essere schifoso come questo bidello, mi fanno disperare. Chiamo qualcuno che mi aiuti, devo salvarli, è questione di vita, della mia, o di morte, della mia.

Maggio 3, 2013
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Non mi dispiacerebbe comporre il numero di cellulare che ho sognato la scorsa notte. Scoprire, ammesso esista, a chi appartiene, raccontare del sogno, sperare nella disponibilità altrui a perdere qualche minuto del proprio tempo per raccontarmi qualcosa di se stesso. Non lo farei mai, ma sarebbe bello. Credo.

Sophie Calle forse lo farebbe. 

Maggio 3, 2013
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Vado a Milano a trovare C., ma per una serie di eventi disgraziati, tra i quali la mia totale disorganizzazione, mi perdo senza alcuna possibilità di raggiungere il luogo dell’appuntamento. Nel frattempo ho lasciato da sola a casa, in una culla, una bambina neonata senza organizzarmi con chi avrebbe dovuto accudirla in mia assenza. Non ricordo il numero di cell. di C., lo ricordo dopo ore di tentativi, é un numero con cifre che si ripetono sempre uguali, tipo, 34775234752. Mentre cerco indirizzi utili, perlopiù di locali che frequenta C., litigo con i milanesi dichiarando il mio odio per loro e per la loro città, ma il milanese è un essere indifferente e ottuso che mi osserva mentre mi dispero senza fornirmi il minimo ausilio. Nel frattempo mia madre riesce ad entrare in casa e a prendere la neonata. Mi si stringe il cuore per il dolore. Sono su un autobus in direzione stazione centrale, ma sono esausta e mi addormento finendo in periferia. Trovo il modo di tornare indietro, nascosta dentro una specie di ambulanza con cella frigorifero per il trasporto degli organi umani. Torno verso il centro tra fegato, cuori e reni congelati.

Maggio 2, 2013
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A casa di B. a Firenze. Entro passando da una finestra, senza avvisarla mi faccio trovare in casa sua. Ho un urgente bisogno di un posto dove stare, mi rendo conto della nefandezza e della maleducazione, tuttavia le cose stanno così ed io mi sono già messa comoda. Al suo rientro ho un po’ di timore, ma lei è completamente fatta di cocaina, è uscita di casa chiudendo a chiave in camera il figlio che nel frattempo lo sento gridare da dietro alla porta, Brutta cretina, aprimi! Sono completamente esterefatta, una come lei, perfetta, salutista, impeccabile. La guardo ciondolare per casa che nel frattempo scopro essere diventato il bivacco di molti delinquenti, gente discutibile che la sfrutta aprofittandosi di questo suo momento di puro delirio. Sono diversa dagli altri io, che sono entrata senza chiedere neanche il permesso? La casa è una serie infinita di stanze dentro altre stanze con un progressivo miglioramento delle stesse, rispetto all’ingresso, dal decadente al perfettamente ristrutturato. In ogni stanza c’è un letto, da quelli più marci a quelli più nuovi. Tutte le stanze sono camere da letto. Letti singoli, letti alla francese, letti matrimoniali, lettini. Le parlo mentre mi guarda fissa seduta ad un tavolo bianco. Le ricordo che non è il caso di chiudere il figlio minorenne in camera per poter uscire, le parlo di assistenti sociali, del marito, dal quale si è separata, che potrebbe toglierle il figlio. Il suo sguardo assente è una totale disfatta. Me la prendo con questa gente che non so chi sia, non possono permettersi di trattare così la mia amica, urlo qualcosa. Nel frattempo B. sparisce in una delle tante stanze (mentre il figlio continua a gridare). La ritrovo dietro ad una porta a due ante scorrevoli di vetro satinato. Dorme su un letto matrimoniale totalmente bianco, sembra indifferente a tutto. La morte del senso di responsabilità, dell’amore di una madre per il figlio, la fine di tutto prima dell’apocalisse.

E l’idea di aver visto ciò che non avrei dovuto ( o forse voluto) infilandomi in casa di qualcuno senza avvisare.

Maggio 1, 2013
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Sogno+cibo

Di nuovo il grande edificio-dispositivo, questa volta ristorante. Tutti i piani sono ristorante, tavoli, sedie, uomini vestiti solo di blu, perlopiù sconosciuti con i quali mi siedo a mangiare. Si mangia sempre, il cibo consuma le nostre esistenze, fa da detonatore al nostro malessere (così come nell’altra versione del sogno il movimento all’interno dell’edificio consumava l’amore, la passione e la gente moriva semplicemente passando attraverso una porta girevole). Ai margini di una strada, fuori, molti piani sotto, sotto un groviglio di ortiche e spine aspetto che esca un gattino per dargli da mangiare. Mi fermo e aspetto un po’. Ne escono due, la mia gattina, quella vera, e un altro, piccolo, nero, molto magro.

In effetti non sopporto quest’esubero di cibo. Anche stando attenti, anche riducendone il consumo al minimo essenziale, è sempre troppo. Ho mal di stomaco sempre, una nausea continua, non si tratta di mettersi a dieta o di recuperare un regime alimentare più “sano” e basta, nella necessità del taglio c’è qualcosa di molto più radicale. Una specie di rumore di fondo che  va eliminato del tutto. L’approccio ad un nuovo modo di (re)stare vivi.

Apr 30, 2013
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Alle 03 e 59 di questa notte

Sono una cosa strisciante che toglie i pelucchi dai vestiti della gente che mi cammina intorno.

Apr 29, 2013
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Ho l’idea di questa donna piuttosto robusta con un seno abbondante, una maglia scollo a V ed un bel padello sul petto. Capelli rossicci tirati in una coda, l’aspetto rigido e il fare concreto. Qualcosa di buono nell’aria, come quando stai tranquillo perchè sai di essere in buone mani. Peccato non riesca a costruire il contesto, nè a dire se si sia trattato di sogno o verità.

Apr 28, 2013
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Quando, nel sogno, mi affidavano per qualche giorno un animale molto piccolo e io nel tentativo di accudirlo lo facevo diventare ancora più piccolo e alla fine, presa dalla disperazione, per salvarlo, lo adagiavo dolcemente sulla battigia per farlo guarire dalle onde del mare. Ma lui non guariva e continuava a farsi più piccolo e grigio, fino a diventare grande quanto un cotton fioc.

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