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ETFE

ETFE, ossia Etilene Tetrafluoro Etilene o come vuole la nomenclatura UPAC poli (etilene-co-tetrafluoroetilene). Il nome non è dei più semplici ma si sta facendo ricordare come uno dei materiali di maggior interesse nell’architettura moderna, permettendo ai progettisti di ripensare all’involucro esterno degli edifici come una pelle leggera e dall’apparenza soffice come bolle di sapone. Non proprio un colpo di fulmine dato che questo materiale plastico trasparente è stato immesso nella produzione intorno agli anni ‘70 (nonostante il brevetto fosse degli anni ‘40): per la precisione fu la francese Dupont a realizzare per la prima volta un fluoropolimero da utilizzare come materiale isolante nel settore aereonautico e risolvere così in un’unica soluzione l’esigenza di un composto ad elevata resistenza alla corrosione ed a un ampio intervallo di temperature. Ma gli ultimi due decenni hanno visto un ritorno di fiamma di cui gli spettacolari Watercube e Bird’s Nest di Pechino sono solo due dei più recenti e famosi esempi. 

via EDILIO

qadesh:

Maria From Metropolis In Color (by MrSkelleteen)

(via qadesh-deactivated20111204-deac)

0710

Devo fare un notevole sforzo per ripassare ben bene le cose che scrivo. Nascono nella testa fatte di pochissime parole, organismi monocellulari, ma se non sto attenta, nella stesura, si complicano inutilmente. E diventano brodaglia. Voglio Vorrei diventare intensa, non mi interessa altro. 

E poi ho freddo.

0610

Bisogna soffermarsi di più sulle cose al loro stato naturale prima ancora che usi inappropriati ne distorgano totalmente le vere qualità. Ricordarsele come le si è viste la prima volta, trovare la strada giusta affinchè nulla possa alterarne la loro (vera) natura.

0110

questo è quanto mi viene attribuito quest’oggi in una lettera. il mio umore diventa immediatamente una merda, dico la verità, ma ci devo riflettere. è così che -evidentemente- sembro/sono nell’opinione di chi dice di ‘seguirmi’ con ‘interesse’. questo è l’effetto che fa la mia scrittura o il mio modo di essere.

tutto ciò è sciocco: prendersela per un pensiero altrui. eppure c’è qualcosa, nell’assenza di vitalità di una simile ‘visione’, nella sua deprimente insignificanza, che mi fa passare del tutto la voglia di continuare a scrivere pubblicamente questo stupido diario. 

3009

PRENDERE INTERE FRASI O SOLTANTO ALCUNE PAROLE E TRAPASSARLE CON UNO SPILLO.

3,4 cose che mi fanno paura

Il controluce

Le statue

Il Nero

Le piscine vuote*

*Sulle piscine vuote soprattutto, (ma anche quelle metà e metà che forse considero ancora di più apocalittiche), vorrei scrivere qualcosa, ma non riesco a trovare materiale valido dentro me stessa. Per ora le trovo tutte piene.

nel contemporaneo l’arte non c’entra più nulla con la sua storia anche recente ma ciò che conta è l’operazione, l’organizzazione. Una sorta di follia allucinante e anche simpatica che fa di Golia un protagonista ciclopide nel paesaggio contemporaneo proprio perché sposta facciate delle case con le gru, affitta aerei e appezzamenti di deserto per lanciare cineprese dall’alto, trasporta un milione in banconote con tanto di scorta per fotografarne l’aura e il potere, agisce così come fanno tutti gli artisti degni di nota, a quanto pare, da Cattelan a Vezzoli sino a Beecroft, che infatti Piero Golia cita confidenzialmente come Vanessa. Tutti capivano che non si trattasse della Redgrave. Ma al di là dell’ammirazione che è lecito poter nutrire verso chi sottolinei il suo essere democraticamente attivo per consumare energie inutilmente, e l’arte alla fine è del tutto uno spreco, ciò che stupiva gli studenti è che non si parlasse più di storia, di qualità, di nulla ma soltanto di cose tangibili, fatti, azioni compiute. Nessun pensiero, nessun tentennamento, soprattutto nessun dubbio. E ne è conferma il fatto appena accaduto a Venezia, ovvero l’affondamento della casa progettata da Mike Bouchet per la Biennale. Nessuno si sognerebbe di dire che si tratti di un’operazione fallita perché la casa c’era, anzi c’è, ed il fatto che sia affondata anzi sollecita ancora di più l’evidenza della cosa, la sua fattualità. La casa c’è, è apparsa anche sui telegiornali. Che sia affondata è solo un dettaglio e lo si usa per maggiore pubblicità. In altri tempi se un’opera si fosse scolorita o spezzata sarebbe stato un fallimento. Ma l’arte è oggi compiere azioni, appendere dieci tonnellate al soffitto di un museo con auto sottratte alla produzione, organizzare una finta biennale, radunare cento cinesi in uno spazio ristretto. Tuttavia ciò che nessuno dice è che se un artista scimmiotta un mestiere altrui farà sempre un lavoro da dilettante. Per quanto Vezzoli si sforzi di essere personaggio à la page per il suo fare alla Gagosian, non sarà mai Gagosian. Se la vediamo da questo punto di vista in Italia non c’è Cattelan che tenga, il migliore artista è stato in tempi recenti Berlusconi. Chi altri se no? Ha creato un’azienda/stato che sta sperperando e distruggendo il suo patrimonio culturale e civile, se non è spreco questo! Un autentico dispendio improduttivo, da vero artista.
— via luxfluxnet
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