

SUNFLOWER SEEDS, 2010 - AI WEIWEI
AI WEIWEI, in mostra a Milano alla Lisson Gallery dal 12/04 al 25/05/2012
In Ictu Oculi
Giovanni Bellini - Sacred Allegory (c. 1490).

Gordon Matta-Clark
Splitting: Exterior (in 6 parts), 1974
gelatin silver prints, mntd
37.5 x 59.3 in. / 95.2 x 150.5 cm.
Christie’s New York: Friday, May 5, 2006
[Lot 36]

gruppo di avanguardia austriaco, fondato a Vienna nel 1967 da Manfred Ortner, e successivamente attivo a Düsseldorf (1970) e a New York (1971). Prendono parte al gruppo anche: Gunther Zampkelp e Laurids Ortner. La loro ricerca sperimentale, fondata sulla riflessione sugli anni Sessanta, produce, più che oggetti architettonici veri e propri, scenografie e allestimenti stridenti, polemicamente estranei al contesto ambientale. Tra le loro realizzazioni, sorrette da ardite soluzioni tecnologiche, ricordiamo: Schräge Ebene (Piano Inclinato) al Naschmarkt, Vienna (1976); Rahmen-Bau, Documenta 6, Kassel (1977); Pavillon der Elemente, Bonn-Bad Godesberg (1978-80) e la partecipazione alla manifestazione fiorentina “Umanesimo Disumanesimo nell’arte europea 1890-1980” con lo Stenditoio gigante nel cortile di palazzo Montauti-Nicolini (1980).
via sapere

Mi addormento tardi, alle due del mattino, leggendo alcune righe dell’inserto su Goya che ho comprato domenica. Le ultime cose lette sono relative alla Quinta del Sordo e alle pitture che Goya realizzò lì dentro, sui muri di casa e che poi furono trasferite su tela per essere portate altrove. E l’ultima immagine che vedo è quella di Urano che sbrana suo figlio. E così sogno campioni di sangue. Il mio sangue, stillato in due boccette distinte, che lascio in custodia ad un’amica. Per tradizione, antica abitudine. Come pegno, come se fossero la copia in aggiunta delle mie chiavi di casa, nel caso dovessi perderle.
Tinguely, che aveva incontrato Duchamp un anno prima a Parigi, lo rivede numerose volte a New York e a febbraio visitano assieme il museo di Philadelphia che possiede la maggior parte delle sue opere. Sempre a New York fa la conoscenza di Billy Klüver, un ingegnere svedese che aveva lavorato con Rauschenberg e Johns che aiuterà Tinguely nella realizzazione dell’Homage to New York (di cui farà anche un dettagliato resoconto) prima macchina autodistruttrice allestita nel giardino del Museum of Modern Art di New York il 17 marzo 1960. Nella città-simbolo dell’effimero, dell’usa e getta, Tinguely costruisce nel luogo deputato alla consacrazione, all’eternizzazione per eccellenza quale è il M.O.M.A. , un opera destinata ad esistere non più di mezz’ora, un opera simbolo della fine dell’illusione positivistica della macchina e conseguentemente del declino di una civiltà incapace di produrre valori duraturi e significativi nel tempo. Furono necessarie tre settimane di lavoro per dar vita ad un enorme assemblage di materiali eterogenei, un pianoforte, decine di ruote di bicicletta, parti di motore, macchine semoventi, timer, batterie, una Méta-matic, una targhettatrice, esplosivi, palloni gonfiabili e ogni sorta di aggeggi che producessero rumore ed odore. Robert Rauschenberg presente all’inaugurazione fornì a Tinguely una mascotte da inserire nella sua macchina, un money-thrower (lanciamonete), una scatolettina con polvere pirica all’interno, la cui accensione avrebbe lanciato, per mezzo di molle interne, delle monete d’argento che esplose con un lampo accecante durante l’happening. La serata fu tutto un delirio di rumori, suoni, esplosioni, movimenti sconnessi, incendi ed accidenti imprevisti fino all’apoteosi finale della distruzione di tutta la macchina e l’assalto del pubblico presente sui pochi resti rimasti in cerca di souvenirs.