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Tommy Udo

Gangster dall’animo estremamente crudele e dall’indole fortemente vendicativa, il personaggio si caratterizza nel film per la risata acuta e diabolica, che risuona frequentemente durante i suoi discorsi e che accompagna i suoi gesti efferati (nella versione italiana Richard Widmark è magistralmente doppiato da Paolo Stoppa). Sinistramente celebre è rimasta la scena in cui Udo lega una donna disabile alla sua sedia a rotelle, e la uccide scaraventandola giù per le scale, facendo seguire il gesto dalla sua tipica e inquietante risata.

La coscienza del disorientamento” (Annette Michelson) è precisamente ciò che per il regista consente di giungere a una più profonda comprensione del mondo, e l’occhio è ovviamente lo strumento privilegiato attraverso cui tale conoscenza si rende possibile, poiché “occorre attraversare l’accecamento per imparare nuovamente a guardare, conoscere e riconoscere la scena del mondo”. Il titolo diventa dunque metafora del film stesso e della visione in generale, racchiudendone il senso più intimo all’interno della contraddizione che esprime.
— EYES WIDE SHUT - wikipedia
Omaggio al “Cigno Nero”.

Cercasi sostituta per l’ètoile al momento in carica. Dopo lunga riflessione, l’Interregno, in attesa della nuova stella entrante, spetterà a X, bella di corpo, ma con dei denti orribili.

Tutto il Sogno è attraversato da una pioggia battente che non smette mai: ogni scena, ogni singolo dettaglio, è caratterizzato da un muro d’acqua, che rende l’atmosfera simile a quella di una vecchia pellicola.

La selezione è durissima, scatena gelosie e scenate tra le pretendenti, ma solo una alla fine la spunterà. Il momento della decisione, l’entrata in scena della neo-eletta per lo spettacolo di apertura,  è celebrata con uno strano esperimento di teatro “immersivo”. I Sognatori-spettatori sono introdotti nella sala del grande teatro della città di **** attraverso un rapidissimo viaggio in treno. E’ il preludio di un grande evento, per pochissimi invitati.

Mentre tutto, durante il velocissimo viaggio, mi dice che è ‘questo’ l’unico spettacolo che andremo a vedere, che non vedrò altro, mentre, ancora in treno, mi aspetto di veder comparire i titoli di coda, a sorpresa sono finalmente dentro al Grande Teatro. Le luci sono già spente, la sala è, stranamente, stracolma di gente seduta ai propri posti.

Ed io sono in ritardo. Ancora in piedi.

2101

Mi accorgo che l’ultima frase di una lettera e la prima di un’altra scritta nello stesso giorno di ieri, contengono la parola “lingua”.

Poi esistono altre vaghe connessioni che sono in grado di intuire appena, ma che non riesco a collegare tra loro in una forma compiuta. Restano insieme a me nella stanza, nelle cose che ho intorno, a modo loro mi accompagnano, ieri e questa mattina appena sveglia.

C’è un film che vorrei vedere quanto prima: ‘Lasciami entrare’.

Lost Highway

Les Herbes Folles

1811

Ho visto crazy stupid love. E mi è piaciuto un sacco. 

Paesaggio 55 / Gli assassini sono tra noi

Berlino 1945. Ossessionato dalle atrocità cui ha assistito durante la guerra, un chirurgo militare scopre che un suo superiore, responsabile di vari crimini, si è riciclato come rispettabile industriale. Vorrebbe ucciderlo, ma ne è distolto dall’amore per una scampata a un lager nazista che lo convince a denunciarlo. È il 1° film tedesco del dopoguerra, prodotto in cooperazione tra le due Germanie, allora divise soltanto sul piano militare e amministrativo. Le autorità sovietiche imposero al giovane Staudte – che sarebbe diventato il maggior regista della RDT – e ai suoi sceneggiatori (Otto Hunte, Bruno Monden) un finale più ottimistico. Programmatico e dimostrativo con una certa pesantezza, è un dramma psicologico che possiede intensità e risalto figurativo, soprattutto nella descrizione di una Berlino bombardata e distrutta, fotografata in uno spettrale bianconero di esplicito taglio espressionista.

via cinematvcorriere

in linea con l’assassino

Larry Cohen aveva proposto originariamente l’idea di un film che si svolgesse interamente in una cabina telefonica ad Alfred Hitchcock negli anni sessanta; ad Hitchcock l’idea piacque, ma né lui né Cohen riuscirono all’epoca a trovare una trama plausibile per mantenere il film confinato alla cabina, pertanto l’idea fu abbandonata. Cohen riprese in mano il soggetto alla fine degli anni novanta, quando ebbe l’idea del cecchino.

➜ solitude at the end of the world
THEME BY PARTI