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La vita sociale si costituisce proprio dove la creatività degli abitanti non è troppo vincolata nè dalle architetture nè dalle norme.
— FRANCO LA CECLA - Contro l’architettura, pag. 87 (… a proposito di Barcellona, zona Sagrera Sant’Andreu)
Definizioni, strane coincidenze, fascinazioni

GILLES CLEMENT - Il manifesto del terzo paesaggio

Il libro di Franco La Cecla, Contro l’architettura, è un pamphlet scritto con l’intento di esercitare una provocazione nei confronti del modo in cui viene prodotta l’architettura contemporanea da parte delle così dette archistar, un gioco autoreferenziale, tutto incentrato sulla creatività del singolo progettista. 
L’artisticità, entro cui si rifugiano tali progettisti è come un ideale cocoon che tende a proteggerli da qualsiasi responsabilità di ordine sociale, nonché ad escluderli dall’impegno nei confronti della società nel suo complesso. «Gli architetti producono la “ciliegina”, anche se sempre di più il loro lavoro è essenziale al marketing dei prodotti, dei brands, delle agenzie di moda o di turismo o spettacolo per cui lavorano. Insomma le archistar sono nient’altro che artisti al servizio dei potenti di oggi, utili a stabilire “trends”, a stupire e a richiamare il grande pubblico con “trovate” che non sono nemmeno edifici, ma messe in scena, enormi cartelloni pubblicitari accartocciati a formare musei, sedi di agenzie di comunicazione e qualche spettacolare quartiere disneyzzato»

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Gli specchi e i berretti sciamanici

Presso i vari gruppi tungusi della Manciuria settentrionale gli specchi di rame hanno una parte importante. La loro origine è senz’altro cino-manciuriana, ma il loro significato magico varia dall’una tribu’ all’altra: si dice che lo specchio aiuta lo sciamano a “vedere il mondo” (cioè a concentrarsi), o a “porre gli spiriti”, o che egli lo usa affinchè i bisogni dell’uomo vi si riflettano, ecc. V. Diòszegi ha dimostrato che il termine manciù-tunguso designante lo specchio, panaptu deriva da pana, “anima, spirito”, più precisamente l‘“anima-ombra”. Guardando nello specchio, lo sciamano può vedere l’anima del defunto. Certi sciamani mongoli vedono nello specchio il “cavallo bianco degli sciamani”. Il destriero è l’animale sciamanico pereccellenza: il galoppo, la velocità vertiginosa, sono espressioni tradizionali del “volo”, vale a dire dell’estasi.

Quanto al berretto, in certe tribù (per es. presso i Samoiedi Yurak) esso è considerato come la parte più importante del paludamento sciamanico: “A udire questi sciamani, gran parte del loro potere è dunque nascosta in tali berretti. […]

Nella Siberia occidentale il berretto consiste in una larga fascia che vien passata intorno alla testa alla quale sono appese lucertole o altri animali tutelari, oltre ad una quantità di nastri. Ad oriente di Ket i berretti “rassomigliano talvolta a corone di ferro munite di corna di renna: talvolta sono ricavati da una testa d’orso a cui sono state lasciate attaccate le parti principali della pelle del cranio”.

MIRCEA ELIADE - Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi - pp. 178-179. Ed. Mediterranee - Roma

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