Maggio 26, 2012
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Margaret Mead

La ricerca più celebre ed importante di M.Mead fu L’adolescente in una società primitiva, frutto di una ricerca nelle isole Samoa, nella quale sosteneva che le difficoltà personali incontrate dalle adolescenti occidentali (americane in particolare), non sono universali e necessarie, ma contingenti e generate prevalentemente dalle costrizioni e dalle imposizioni che gli elementi più tradizionalisti e moralistici della cultura americana impongono. Le adolescenti samoane, al contrario, sarebbero lasciate libere di giungere alla maturità fisica, identitaria, sessuale, sociale, senza condizionamenti eccessivi, e non soffrirebbero delle crisi e delle difficoltà incontrate dalle occidentali.

Queste tesi ebbero grandissima risonanza negli Stati Uniti, e furono duramente contestate da parte dell’opinione pubblica. Le critiche spesso attaccarono più nel metodo che nel merito lo studio della Mead, peraltro probabilmente a ragione riguardo ad un approccio metodologico che potrebbe aver reso un quadro non troppo attendibile. D’altra parte Mead rimase fino agli anni sessanta un personaggio pubblico notissimo e fervente paladina dei valori progressisti, anti-autoritari e anti-discriminatori.

Maggio 23, 2012
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Maggio 23, 2012
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Margaret Mead, l’adolescenza e l’isola di Tau

La crescita dei bambini è organizzata in termini molto diversi rispetto al mondo occidentale. I bimbi sono allattati fino ai 2 anni e per questo periodo vengono nutriti ogni volta che si presenta il suono del pianto, fino ai 5 anni vengono educati in modo molto semplice fra le mura domestiche, ma non dalla madre bensì da una ragazzina o da una sorella maggiore.
L’educazione non è rigida e basata sulla disciplina, “ogni ragazza viene disciplinata e socializzata attraverso la responsabilità di uno ancora più piccolo di lei”, anche i maschi fino ai 9 anni partecipano all’attività di accadimento dei piccoli, le ragazza invece fino agli 11 – 13 anni.
Dopo questa età, il periodo peggiore di un samoano, tiranneggiato dalle esigenze dei piccoli, è finito.
Fra i 15 e i 20 anni i samoani vivono il periodo più spensierato della loro vita e tentano di posporre il matrimonio, focalizzando le loro giornate sull’affinamento delle loro abilità lavorative (agricoltura, caccia, artigianato) e sulla ricerca di nuovi incontri (la frase Laititi A’ U usata di frequente in quel periodo indica che la ragazza è ancora troppo giovane per impegnarsi).
In questo periodo le differenze fra i sessi vengono accentuate e le danze rituali svolgono lo scopo di abbassare le soglie di timidezza e a favorire il corteggiamento.
A Samoa quindi, fra genitori e figli non esiste un legame esclusivo e specifico, tutti sono oggetto di cure affettuose che poi riversano a loro volta; i fratelli maggiori non vedono i nuovi figli come motivo di conflitto, ma come sollievo in quanto in breve tempo diventeranno a loro volta dei badanti lasciando libero il giovane dai suoi impegni. A Samoa si impara presto a non ragionare i termini di individualità, ma di gruppo.

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