Nov 12, 2012
0 note

Paesaggio 68

Nella musica occidentale il settimo grado di ogni scala musicale diatonica si chiama sensibile o sottotonica. Esso assume il nome sottotonica se dista un tono dalla tonica (nella scala minore naturale) e di sensibile se dista da essa solo un semitono. Quest’ultima condizione è sempre verificata nelle scale maggiori (o ioniche) e nella scala Lidia (o “napoletana”), ma anche nelle principali scale minori alterate, ossia le scale minori armoniche e le minori melodiche Bachiane (ma anche nelle minori melodiche tradizionali, limitatamente però al solo moto ascendente). Al contrario nelle scale minori naturali (o eolie), nelle doriche, nelle frigie, nelle misolidie e nelle locrie si incontra sempre un settimo grado che dista un tono intero dalla tonica superiore, e pertanto si parla in questi casi di sottotonica.

La sensibile è una nota che fa provare un senso di instabilità, di provvisorietà, di ricerca di un punto fermo su cui appoggiarsi.

Il punto d’appoggio, d’arrivo, della sensibile è la tonica successiva, da cui è separata da un piccolo intervallo di un semitono. Quando invece la nota successiva, dunque la tonica, dista dalla sensibile un tono, essa viene detta sottotonica.

La sensibile, con la sua tensione verso la soluzione nella tonica, prepara il tipico finale di una frase di musica classica. Per la sua caratteristica di tensione verso la soluzione nella tonica, nell’armonia è regola che la sensibile salga alla tonica, ogni volta che compaia.

Set 8, 2012
2 note
Lug 25, 2012
0 note
Maggio 14, 2012
0 note
Maggio 14, 2012
0 note
Sono convinte dell’impossibilità di arrivare ad un modello di vita sostenibile in assenza di collettività locali che si ispirino ai principi della sostenibilità. L’amministrazione locale si colloca ad un livello prossimo a quello in cui vengono percepiti i problemi ambientali e il più vicino ai cittadini, e condivide a tutti i livelli con i governi la responsabilità del benessere dei cittadini e della conservazione della natura. Le città svolgono pertanto un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi.
Carta di Aalborg / link
Maggio 10, 2012
0 note

Paesaggio 66 / Lepenski Vir

Lepenski Vir (in serbo cirillico, Лепенски Вир) è un importante sito archeologico del mesolitico ubicato nella Serbia orientale, al centro della penisola balcanica. Consiste di un insediamento di notevoli dimensioni circondato da dieci villaggi satelliti. I reperti fanno ipotizzare una presenza umana a partire dal 7000 a.C., che raggiunse il massimo sviluppo tra il 5300 a.C. e il 4800 a.C. Dalle testimonianze architettoniche, appare evidente che la civiltà di Lepenski Vir fosse caratterizzata da una ricca vita sociale e religiosa e da un elevato livello culturale.

Apr 4, 2012
0 note
How do you live this place?
—

How do you live this place? creates a subjective and collective map of the town through people’s experience with their surroundings. Participants placed five colour-coded stones throughout the town according to how they live the public space.

How do you live this place?

How do you live this place? creates a subjective and collective map of the town through people’s experience with their surroundings. Participants placed five colour-coded stones throughout the town according to how they live the public space.

Apr 4, 2012
0 note
INTERMEDIO - Maider Lopez

INTERMEDIO - Maider Lopez

Apr 3, 2012
0 note

Paesaggio 65

The multiverse (or meta-universe, metaverse) is the hypothetical set of multiple possible universes (including the historical universe we consistently experience) that together comprise everything that exists and can exist: the entirety of space, time, matter, and energy as well as the physical laws and constants that describe them. The term was coined in 1895 by the American philosopher and psychologist William James. The various universes within the multiverse are sometimes called parallel universes.

Apr 3, 2012
0 note
Feb 22, 2012
0 note

Paesaggio 64

Tradizionalmente, nel comprensorio, e più in generale in tutta la Puglia, l’ eliminazione delle stoppie di grano dai campi avviene attraverso la loro combustione in loco. Spesso, assieme alle stoppie, vengono in questo modo eliminate grandi quantità di paglia, resto della trebbiatura.
Quella dell’ eliminazione con la bruciatura delle stoppie si è accennato, è una delle operazioni tradizionali di una agricoltura che qui trova le sue radici nel periodo neolitico e che in passato coinvolgeva tutta la comunità agricola locale per il controllo del fuoco in modo che “non scappasse” e non coivolgesse boschi ed altri coltivi.
Il motivo c’era ed era costituito dal fatto che il bosco, con la sua legna ed i suoi prodotti, era in pratica una ricchezza.

via osservatorioecologiaappenninica

Feb 22, 2012
3 note

La bruciatura delle stoppie, potenzialità

Passeggio per una città straniera in accappatoio, completamente nuda. Prima, alla ricerca di un’enoteca poi, sempre in accappatoio e nuda, con l’ingrato compito di non tornare a casa fino a lavoro eseguito. E l’ordine mi viene comunicato per telefono, da una donna altèra e rigida che conosco e che non sopporto. E il mio compito, la mia consegna è questa.

“Fotografare in modalità macro tutte le bordure vegetali di strade, marciapiedi, linee di confine tra privato e pubblico, tristi sequenze di muretti decadenti e tutti diversi tra di loro, aiuole. Fotografarle tutte o il più possibile applicandomi con metodo, e il metodo e la misura -di questa applicazione- potrà deciderlo solo e soltanto la scintilla, che, scoppiata dentro a queste erbacce, trasformerà le stesse in stoppie ardenti. Non si tratta di una vera e propria eliminazione dell’incolto da bordure, o di un ‘esubero’ non previsto, ma solo di rintracciare in quali di esse l’eventuale presenza della scintilla ne permetterà l’autocombustione poi.”

E viaggiavo così per la città. Disperata e con l’umore nero di chi sa d’essere alle prese con un impossibile dovere di catalogazione, e questa specie di occhio artificiale, trasformato nella lente di un “macroscopio”. Tuttavia, dover obbedire.

[Le cose che racchiudono in sè la causa della loro estinzione]

Gen 20, 2012
3 note

Paesaggio 63

Henry Gustav Molaison, conosciuto anche come H.M. o Henry H. (Brooklyn26 febbraio 1926Hartford2 dicembre 2008), è stato un paziente affetto da gravi disturbi mnestici.

Lo studio di questo paziente, fino alla fine degli anni cinquanta, ha permesso lo sviluppo di una serie di teorie circa il collegamento esistente tra funzionamento anatomo-fisiologico delcervello e memoria nel contesto della neuropsicologia. Ha vissuto in una casa di cura nel Connecticut dove è stato soggetto a ricerche fino alla sua morte, avvenuta il 2 dicembre 2008.

Lo studio di H.M. ha rivoluzionato le conoscenze sull’organizzazione della memoria umana. Ha provveduto a modificare il vecchio assetto teorico e portato alla produzione di nuove teorie, con particolare interesse verso i processi e le basi neurali sottostanti.

Gen 10, 2012
9 note

Paesaggio 62

Un engramma è un ipotetico elemento neurobiologico che consentirebbe alla memoria di ricordare fatti e sensazioni immagazzinandoli come variazioni biofisiche o biochimiche nel tessuto del cervello.

Il termine engramma risale al biologo tedesco Richard Semon, che nel 1904 usò il termine nel suo libro Die mneme per riferirsi alla rappresentazione neurale di una memoria. L’engramma era per l’autore un cambiamento permanente nel sistema nervoso, la traccia mnestica che conserva gli effetti dell’esperienza nel tempo.

Il termine è stato ripreso in una pubblicazione del 1950 del neuroscienziato Karl Lashey, In search of the engram, che lo identificava con un cambiamento transitorio o permanente nel cervelloderivante dalla codifica di una esperienza.

Secondo la teoria, uno stesso evento, fatto di immagini, suoni, azioni, parole, emozioni, verrebbe codificato in diverse aree del cervello, collegate tra di loro da collegamenti sinaptici, e collegate con altre informazioni che danno senso compiuto all’esperienza fatta. Questa rete di connessioni neurali che codificano la stessa esperienza, costituisce l’engramma.

Vi sono alcune teorie scientifiche che[senza fonte] hanno ripreso concetti simili a quello dell’engramma per spiegare la persistenza della memoria nel cervello. Il concetto di engramma, però, pur venendo ammesso in neuroscienza come un’entità astratta non è chiaramente definito, né sono definiti i suoi meccanismi basilari.

Navigare
« Al passato Pagina 1 di 6
Su di me