
Lepenski Vir (in serbo cirillico, Лепенски Вир) è un importante sito archeologico del mesolitico ubicato nella Serbia orientale, al centro della penisola balcanica. Consiste di un insediamento di notevoli dimensioni circondato da dieci villaggi satelliti. I reperti fanno ipotizzare una presenza umana a partire dal 7000 a.C., che raggiunse il massimo sviluppo tra il 5300 a.C. e il 4800 a.C. Dalle testimonianze architettoniche, appare evidente che la civiltà di Lepenski Vir fosse caratterizzata da una ricca vita sociale e religiosa e da un elevato livello culturale.
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How do you live this place? creates a subjective and collective map of the town through people’s experience with their surroundings. Participants placed five colour-coded stones throughout the town according to how they live the public space.
The multiverse (or meta-universe, metaverse) is the hypothetical set of multiple possible universes (including the historical universe we consistently experience) that together comprise everything that exists and can exist: the entirety of space, time, matter, and energy as well as the physical laws and constants that describe them. The term was coined in 1895 by the American philosopher and psychologist William James. The various universes within the multiverse are sometimes called parallel universes.
Tradizionalmente, nel comprensorio, e più in generale in tutta la Puglia, l’ eliminazione delle stoppie di grano dai campi avviene attraverso la loro combustione in loco. Spesso, assieme alle stoppie, vengono in questo modo eliminate grandi quantità di paglia, resto della trebbiatura.
Quella dell’ eliminazione con la bruciatura delle stoppie si è accennato, è una delle operazioni tradizionali di una agricoltura che qui trova le sue radici nel periodo neolitico e che in passato coinvolgeva tutta la comunità agricola locale per il controllo del fuoco in modo che “non scappasse” e non coivolgesse boschi ed altri coltivi.
Il motivo c’era ed era costituito dal fatto che il bosco, con la sua legna ed i suoi prodotti, era in pratica una ricchezza.
Passeggio per una città straniera in accappatoio, completamente nuda. Prima, alla ricerca di un’enoteca poi, sempre in accappatoio e nuda, con l’ingrato compito di non tornare a casa fino a lavoro eseguito. E l’ordine mi viene comunicato per telefono, da una donna altèra e rigida che conosco e che non sopporto. E il mio compito, la mia consegna è questa.
“Fotografare in modalità macro tutte le bordure vegetali di strade, marciapiedi, linee di confine tra privato e pubblico, tristi sequenze di muretti decadenti e tutti diversi tra di loro, aiuole. Fotografarle tutte o il più possibile applicandomi con metodo, e il metodo e la misura -di questa applicazione- potrà deciderlo solo e soltanto la scintilla, che, scoppiata dentro a queste erbacce, trasformerà le stesse in stoppie ardenti. Non si tratta di una vera e propria eliminazione dell’incolto da bordure, o di un ‘esubero’ non previsto, ma solo di rintracciare in quali di esse l’eventuale presenza della scintilla ne permetterà l’autocombustione poi.”
E viaggiavo così per la città. Disperata e con l’umore nero di chi sa d’essere alle prese con un impossibile dovere di catalogazione, e questa specie di occhio artificiale, trasformato nella lente di un “macroscopio”. Tuttavia, dover obbedire.
[Le cose che racchiudono in sè la causa della loro estinzione]

Henry Gustav Molaison, conosciuto anche come H.M. o Henry H. (Brooklyn, 26 febbraio 1926 – Hartford, 2 dicembre 2008), è stato un paziente affetto da gravi disturbi mnestici.
Lo studio di questo paziente, fino alla fine degli anni cinquanta, ha permesso lo sviluppo di una serie di teorie circa il collegamento esistente tra funzionamento anatomo-fisiologico delcervello e memoria nel contesto della neuropsicologia. Ha vissuto in una casa di cura nel Connecticut dove è stato soggetto a ricerche fino alla sua morte, avvenuta il 2 dicembre 2008.
Lo studio di H.M. ha rivoluzionato le conoscenze sull’organizzazione della memoria umana. Ha provveduto a modificare il vecchio assetto teorico e portato alla produzione di nuove teorie, con particolare interesse verso i processi e le basi neurali sottostanti.
Un engramma è un ipotetico elemento neurobiologico che consentirebbe alla memoria di ricordare fatti e sensazioni immagazzinandoli come variazioni biofisiche o biochimiche nel tessuto del cervello.
Il termine engramma risale al biologo tedesco Richard Semon, che nel 1904 usò il termine nel suo libro Die mneme per riferirsi alla rappresentazione neurale di una memoria. L’engramma era per l’autore un cambiamento permanente nel sistema nervoso, la traccia mnestica che conserva gli effetti dell’esperienza nel tempo.
Il termine è stato ripreso in una pubblicazione del 1950 del neuroscienziato Karl Lashey, In search of the engram, che lo identificava con un cambiamento transitorio o permanente nel cervelloderivante dalla codifica di una esperienza.
Secondo la teoria, uno stesso evento, fatto di immagini, suoni, azioni, parole, emozioni, verrebbe codificato in diverse aree del cervello, collegate tra di loro da collegamenti sinaptici, e collegate con altre informazioni che danno senso compiuto all’esperienza fatta. Questa rete di connessioni neurali che codificano la stessa esperienza, costituisce l’engramma.
Vi sono alcune teorie scientifiche che hanno ripreso concetti simili a quello dell’engramma per spiegare la persistenza della memoria nel cervello. Il concetto di engramma, però, pur venendo ammesso in neuroscienza come un’entità astratta non è chiaramente definito, né sono definiti i suoi meccanismi basilari.

Con l’espressione teoria delle finestre rotte si indica quella particolare forma di gestione del territorio secondo cui non vengono tollerate le piccole trasgressioni che, se trascurate (e non corrette e/o sanzionate subito), potrebbero generare fenomeni di emulazione.
La teoria proviene dall’esempio - appunto - della finestra rotta: se in un quartiere un teppista spacca una finestra, e nessuno la aggiusta, è molto probabile che ben presto qualcun altro faccia lo stesso se non peggio, dando così inizio ad una spirale distruttiva.
Ovviamente la teoria se applicata “al contrario” si associa al concetto del “dare il buon esempio”. Le persone tendono ad adeguarsi, avvicinarsi, preferire situazioni, persone o luoghi a loro stessi affini e se impossibilitati a scegliere tendono a cambiare per uniformarsi. Per cui creare un ambiente di un certo tipo: con finestre rotte, per esempio, porta la comunità attigua a distruggere, un ambiente invece ben curato porta la comunità (anche quella non naturalmente “curata”) a curare l’ambiente che la circonda. Estendendo il concetto ai comportamenti: una persona aggressiva porterà i “vicini” ad essere aggressivi, una costruttiva stimolerà gli altri ad esserlo altrettanto e così via. Ecco perché ha avuto estremo successo l’applicazione di questa teoria da parte di Rudolph Giuliani a New York negli anni ‘90.